Questa sorta di americanizzazione del cinema italiano io proprio non la capisco. Voglio dire… il nostro cinema è bello, chiaro, facilmente leggibile nonostante affronti spesso tematiche forti o particolarmente drammatiche (si pensi, tanto per citarne alcuni, a La bestia nel cuore, Ovunque sei, Romanzo criminale, La tigre e la neve). È il “nostro” stile, tutto italiano, che ci caratterizza e differenzia dal “cinema-commerciale-tutto-effetti-speciali” americano.
Allora mi viene da domandare… Cosa è accaduto ad Alex Infascelli? È incredibile come il suo film, H2Odio, sconvolga tutti i canoni del cinema italiano mettendoli da parte per far spazio a tutta una serie di effetti visivi, zoom sfocati e riprese in grandangolo esasperate in modo imbarazzante.
Non crediate che io sia una inguaribile conservatrice, tutt’altro. I cambiamenti e l’originalità dei giovani registi nostrani vanno sicuramente lodati per intenzione e, talvolta, anche nei meriti. Ma non è certo questo il caso.
“Una dieta a base di acqua, per purificare il corpo, la mente, pulire l’organismo dai veleni di tutti i giorni. È questo il progetto di Olivia, Summer, Ana, Christina e Nicole, cinque ragazze, icone del nostro tempo, giovani donne ricche, belle e privilegiate che si affacciano all’età adulta trascinando con sé le questioni irrisolte dell’adolescenza. Nessuna di loro sembra particolarmente motivata al digiuno, l’unica a crederci veramente è Olivia. Ma il mondo intorno a loro comincia a cambiare aspetto: l’acqua sparisce dalle scorte e una misteriosa presenza sembra osservare divertita il loro lento declino.”
Ecco l’esile trama del film, raccontata in questi termini dal retro della copertina.
Un horror, quindi? O un thriller… forse. Sicuramente ossessionante col suo ritmo lento (spesso) ed isterico (in pochi attimi, come a voler svegliare lo spettatore estenuato). Nulla sembra reale, ma solo un sogno ad occhi aperti, surreale ed incantato. L’acqua, da principale fonte di vita e di sostentamento, diviene principio di rigurgito esistenziale, di morte prematura ed inspiegabile.
Un film, H2Odio, sicuramente particolare nel suo genere, ma davvero troppo pretenzioso. Si viaggia controvoglia nella psiche inesistente di personaggi amorfi, identici tra loro, senza alcuna distinzione caratteriale.
Oltre alla sceneggiatura poco realistica ed involontariamente buffa, non aiuta la comprensione una serie di riprese in continuo movimento (la macchina da presa raramente è ferma, stabile), con primissimi piani e particolari spesso parzialmente fuori fuoco. Complici anche il costante tremolio e la pessima recitazione delle attrici, farcita di una dizione irrimediabilmente imprecisa, con cadenze straniere eccessivamente marcate (tra le cinque attrici solo Chiara Conti è italiana), terrificanti e terribilmente fastidiose.
Qual è la vera novità di questo film? Semplice a dirsi: il film non è mai uscito nelle sale. Distribuzione bloccata? No, non esattamente. Sembra si sia trattato solo di un esperimento, a mio avviso paradossale. Vendere un film in prima visione solo ed esclusivamente in edicola, senza proporlo nelle sale.
Ridicolo? Spaventoso? Degradante? Pericoloso? Triste?
Assolutamente sì.
Non credo esista nulla di più piacevole che guardare per la prima volta un film al cinema. Una sala buia, uno schermo lì, proprio di fronte a te. Il proiettore dall’alto fa apparire quasi per magia quelle immagini che scorrono, sciorinando davanti ai tuoi occhi una storia segreta, misteriosa, divertente, tua. Un mondo parallelo di cui riuscirai a far parte, sentendoti solo pur avendo la consapevolezza che non lo sei; che il viaggio che stai per compiere non è lo stesso che percorrerà la persona seduta nella poltroncina accanto alla tua.
Questa è la magia del cinema. Ed io, da sempre assorta da questa fascinazione incredibile, non posso fare altro che augurare a me stessa, ma soprattutto al pubblico del cinema italiano (e non), che l’esperienza di H2Odio rimanga unica nel suo genere, nonostante si parli già di una nuova frontiera del cinema italiano.
regia: Alex Infascelli; 2006
Allora mi viene da domandare… Cosa è accaduto ad Alex Infascelli? È incredibile come il suo film, H2Odio, sconvolga tutti i canoni del cinema italiano mettendoli da parte per far spazio a tutta una serie di effetti visivi, zoom sfocati e riprese in grandangolo esasperate in modo imbarazzante.
Non crediate che io sia una inguaribile conservatrice, tutt’altro. I cambiamenti e l’originalità dei giovani registi nostrani vanno sicuramente lodati per intenzione e, talvolta, anche nei meriti. Ma non è certo questo il caso.
“Una dieta a base di acqua, per purificare il corpo, la mente, pulire l’organismo dai veleni di tutti i giorni. È questo il progetto di Olivia, Summer, Ana, Christina e Nicole, cinque ragazze, icone del nostro tempo, giovani donne ricche, belle e privilegiate che si affacciano all’età adulta trascinando con sé le questioni irrisolte dell’adolescenza. Nessuna di loro sembra particolarmente motivata al digiuno, l’unica a crederci veramente è Olivia. Ma il mondo intorno a loro comincia a cambiare aspetto: l’acqua sparisce dalle scorte e una misteriosa presenza sembra osservare divertita il loro lento declino.”
Ecco l’esile trama del film, raccontata in questi termini dal retro della copertina.
Un horror, quindi? O un thriller… forse. Sicuramente ossessionante col suo ritmo lento (spesso) ed isterico (in pochi attimi, come a voler svegliare lo spettatore estenuato). Nulla sembra reale, ma solo un sogno ad occhi aperti, surreale ed incantato. L’acqua, da principale fonte di vita e di sostentamento, diviene principio di rigurgito esistenziale, di morte prematura ed inspiegabile.
Un film, H2Odio, sicuramente particolare nel suo genere, ma davvero troppo pretenzioso. Si viaggia controvoglia nella psiche inesistente di personaggi amorfi, identici tra loro, senza alcuna distinzione caratteriale.
Oltre alla sceneggiatura poco realistica ed involontariamente buffa, non aiuta la comprensione una serie di riprese in continuo movimento (la macchina da presa raramente è ferma, stabile), con primissimi piani e particolari spesso parzialmente fuori fuoco. Complici anche il costante tremolio e la pessima recitazione delle attrici, farcita di una dizione irrimediabilmente imprecisa, con cadenze straniere eccessivamente marcate (tra le cinque attrici solo Chiara Conti è italiana), terrificanti e terribilmente fastidiose.
Qual è la vera novità di questo film? Semplice a dirsi: il film non è mai uscito nelle sale. Distribuzione bloccata? No, non esattamente. Sembra si sia trattato solo di un esperimento, a mio avviso paradossale. Vendere un film in prima visione solo ed esclusivamente in edicola, senza proporlo nelle sale.
Ridicolo? Spaventoso? Degradante? Pericoloso? Triste?
Assolutamente sì.
Non credo esista nulla di più piacevole che guardare per la prima volta un film al cinema. Una sala buia, uno schermo lì, proprio di fronte a te. Il proiettore dall’alto fa apparire quasi per magia quelle immagini che scorrono, sciorinando davanti ai tuoi occhi una storia segreta, misteriosa, divertente, tua. Un mondo parallelo di cui riuscirai a far parte, sentendoti solo pur avendo la consapevolezza che non lo sei; che il viaggio che stai per compiere non è lo stesso che percorrerà la persona seduta nella poltroncina accanto alla tua.
Questa è la magia del cinema. Ed io, da sempre assorta da questa fascinazione incredibile, non posso fare altro che augurare a me stessa, ma soprattutto al pubblico del cinema italiano (e non), che l’esperienza di H2Odio rimanga unica nel suo genere, nonostante si parli già di una nuova frontiera del cinema italiano.
regia: Alex Infascelli; 2006