Benvenuti in Riflessi d'arte... un luogo in cui leggere e scrivere di arte. Un mondo fatto di sogni concreti ed appassionati. Alcuni dei miei pensieri sui miei artisti preferiti, recensioni di film e libri, riflessioni sul mondo dell'arte... Dal cinema, alla televisione, alla pittura, sino al teatro... Cerchiamo la cultura laddove essa esiste, facciamola emergere e viviamo con lei le emozioni che brama regalarci.

mercoledì 15 agosto 2007

Voce del verbo amore

Giorgio Pasotti e Stefania Rocca sono sicuramente dei bravi attori. Ricordarli in film quali Dopo mezzanotte, L’ultimo bacio e La bestia nel cuore è sempre piacevole. Poi arriva Voce del verbo amore: una catastrofe. Il film non racconta nulla, non perché non ne abbia le intenzioni, ma semplicemente perché non ci riesce. Una storia banale, scritta male, interpretata e diretta ancora peggio.
Francesca (Rocca) e Ugo (Pasotti) sono sposati da dieci anni, vivono a Roma ed anno due figli. La vicenda inizia quando i due decidono di separarsi di comune accordo, in armonia, per il bene dei bambini. Dopo la separazione continuano a sentirsi molto spesso a causa dei piccoli, che sono rimasti a vivere con la madre. Ugo comincia una storia con Matilda, una ragazza carina ed estroversa che sostiene di essere molto “free”, mentre nella vita di Francesca torna Ernesto, un amore del passato. La gelosia la farà da padrona, ovviamente.
La storia è questa, niente di più. Uno spaccato di crisi coniugale che tenta di essere realistico ma finisce col diventare ridicolo (per non dire patetico). Non c’è niente di vero e realistico nei personaggi, che tra l’altro sono caratterizzati tutti allo stesso identico modo (isterici in crisi, del tutto incapaci di educare se stessi, figurarsi i propri figli) ed i continui tentativi di far sorridere falliscono miseramente.
Una sceneggiatura improbabile e molto spesso fuori luogo propone dialoghi farseschi e imbarazzanti. La regia è del tutto invisibile e la storia “fresca” che Andrea Manni (il regista) vuole proporre in realtà non esiste.
Più che l’idea, a mio parere discutibile, di voler realizzare un film su un argomento tanto comune e privo di originalità, da bocciare è l’opera in sé. Insignificante non solo per la storia che narra, ma per il modo in cui decide di farlo.
I protagonisti sono delle vere e proprie marionette i cui fili vengono mossi grezzamente da un regista che, con molta probabilità, chiedeva espressioni marcate e movenze quasi isteriche ai suoi attori. I personaggi finiscono con l’essere le caricature di loro stessi, imbarazzanti nel vero senso della parola.
Il finale lo si intuisce dopo un paio di minuti passati i titoli di testa ed i “colpi di scena” sembrano messi lì a caso, giusto per non far annoiare lo spettatore (ennesimo tentativo fallito). Tante piccole parentesi si aprono e si richiudono in fretta, senza un reale motivo. Tutte le cose che succedono nel film non hanno in realtà motivo di accadere, un cane che continua a mordersi la coda perché non ha idea di cosa altro potrebbe fare.
Un film fastidioso ed irritante, inutile, oserei dire.

regia: Andrea Manni; 2007