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sabato 19 maggio 2007

L’homme de cendres

Il lungometraggio d’esordio di Nouri Bouzid, L’homme de cendres, segna definitivamente la poetica del regista che caratterizzerà tutta la sua opera. L’autore, noto per essere uno dei registi più sovversivi del suo Paese, la Tunisia, ci racconta la storia di Hachemi e Farfat, due ragazzi segnati profondamente da un passato infame e da un’infanzia strappatagli via da un datore di lavoro troppo “esigente”.

Una violenza sessuale subita in giovane età è ciò che distrugge le vite dei due giovani ragazzi che, una volta uomini, hanno ancora i loro fantasmi con cui lottare, le loro paure da sconfiggere. Ed i ricordi affiorano esausti, vogliono uscir fuori da un animo che li reprime da troppo, troppo tempo. È ciò che accade ad Hachemi, prima delle sue nozze.

Impossibile per lui vivere un normale rapporto con la sua futura moglie; troppe le incertezze, troppi i ricordi. Ed è per questo che la sola vista di luoghi ed oggetti già incontrati da bambino non può far altro che riportare Hachemi indietro nel tempo. Rivive la sua terribile esperienza di bambino violentato ed è come se fosse impossibile per lui sopravvivere.

La musica nel film ci coinvolge a tal punto da renderci partecipi dei flashback del protagonista, con un ritmo esasperante che riprende il semplice suono di un battito cardiaco, di tanti battiti, che accelerano e decelerano a seconda di ciò che la mente detta, senza potersi sottrarre alla sua volontà.

Farfat è l’amico per eccellenza di Hachemi. Il suo destino tende ad essere molto diverso da quello dell’amico. Una volta saputo dello stupro subito dal figlio, il padre di Farfat lo caccia di casa. Non ha più un posto dove andare e si rifugia dove può, consapevole di essere comunque una persona che i suoi amici ammirano e rispettano, nonostante il suo carattere irascibile che lo rende, a volte, davvero intrattabile.

Ad ogni modo, il disagio di Farfat è reale, concreto; il suo destino irrecuperabile. Per questo non riesce a pensare ad altro che ad un gesto estremo. Quale modo migliore di liberarsi del problema se non attaccarlo alla fonte? Che tradotto nei termini della storia raccontata non può che significare uccidere l’autore dello stupro, Ameur.

L’homme de cendres ci propone una regia ben curata, cui molto ha da offrire una fotografia realistica ma ricercata, con luci spesso soffuse e ben distribuite nell’inquadratura. Certo lo stile di Bouzid è destinato a migliorare nettamente col passare degli anni, questo è fuori discussione. Ma già in questa prima pellicola l’autore promette un talento eccezionale che riuscirà a sfruttare al meglio.

Il ritmo della narrazione è incalzante, senza punti morti che interferiscono col livello d’attenzione di uno spettatore, in questo caso, affascinato e perplesso al tempo stesso.

Una storia attuale, non c’è che dire, quella de L’homme de cendres, film datato 1986. Un ottimo esordio del Bouzid che conosciamo, un regista che da sempre tratta temi scomodi che raccontano del suo Paese e della società in cui da sempre vive, una Tunisia moderna che tenta di uscire dai canoni che le vengono imposti. Una Tunisia che trema di fronte a problemi comuni che riguardano non solo l’Oriente o l’Occidente, ma il mondo intero. Per questo parlare di Continenti diversi e divisi nel cinema di Nouri Bouzid non ha davvero senso alcuno.
regia: Nouri Bouzid; 1986

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